SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO… MA E’ DAVVERO COSÌ?

“Siamo quello che mangiamo” è la celebre frase di Feuerbach che tutti, ma proprio tutti i professionisti di alimentazione e nutrizione riportano. Ma è davvero così??

Al giorno d’oggi purtroppo no. I cibi che mangiamo, anche se siamo persone attente a quello che mettiamo nel piatto, si sono impoveriti di nutrienti. Se consideriamo una arancia, in termini di contenuto di vitamina C, scopriremo che in effetti la quantità di vitamina contenuta si è dimezzata rispetto alle arance che mangiavano i nostri nonni. Ma anche forse i nostri genitori. Purtroppo l’agricoltura moderna ha impoverito i suoli (che sono di per sé sterili ormai) e tutte le sostanze nutritive che una volta potevamo ingerire attraverso il consumo quotidiano di frutta e verdura si sono ridotte.

Per questo dico che non è sempre vero che siamo quello che mangiamo….purtroppo oggi no. Lo stesso vale per le carni. Gli animali sono allevate in maniera intensiva, spesso non vedono la luce del sole o un filo di erba in tutta la loro esistenza,….e come fanno a produrre carne di buona qualità in queste condizioni?

Perciò oggi la sola alimentazione non può non bastare a garantirci ciò di cui abbiamo bisogno. Non sempre e non solo. Il primo a risentire di questi squilibri è il nostro metabolismo. Se il metabolismo (che ricordiamo è l’insieme dei meccanismi che fa funzionare il corpo) si blocca perchè è carente di una sostanza, questo provoca uno squilibrio corporeo che, a lungo andare,  può portare anche alla insorgenza di patologie (si stima che la causa di alcune malattie croniche come il diabete o delle malattie autoimmuni sia proprio da ricercare in blocchi metabolici).

Certo, noi non ci accorgiamo di questi blocchi subito. Ma magari facciamo fatica a digerire, ci sentiamo stanchi, abbiamo spesso mal di testa o fatichiamo a concentrarci. Spesso basta una semplice analisi del metabolismo (e la puoi fare con me qui) per capire di cosa siamo carenti e iniziare un percorso verso la giusta alimentazione e, in caso, integrazione.

A quel punto sì che saremo davvero “ciò che mangiamo!”

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